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da SentireAscoltare online music magazine (novembre 2005)
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Mr.Brace - Salvate il mio maglione dalle tarme (Tafuzzy, 2005)
Mr Brace ha messo su famiglia. Non più solista fiancheggiato da benevoli amici ma quasi-gruppo e si sente, non solo perché la strumentazione
risponde di più a quella di una band (più batteria, più elettrica, più pianoforte), ma soprattutto per il raffinarsi dell'intreccio
musicale: si acuisce la "psicologia sonora" del disco, la punteggiatura, i rimandi da canzone a canzone, di pari passo all'impreziosirsi dell'arrangiamento -
veramente sorprendente alla luce della totale indipendenza in fase di produzione. Scenari che come al solito impattano con i testi stralunati dell'autore, i
quali a lungo andare t'intontiscono neanche avessi fumato un prato di cactus, infilandoti nel cervello metafore e sinestesie che - come quando la lucidità
latita - non sapresti se definirle cripticamente geniali o irrimediabilmente cretine (intuito a bolle che continuano a scoppiare…). Ma il mestiere della
sciarada di Mr Brace è cresciuto anzichenò, come si ravvisa dal gioco di rime e assonanze di Ieri che denota un'originale attitudine a
ghermire quotidiane banalità 'sì da cavarne l'assurdo per accostamento - Salame & Caffè per l'appunto. Tutta farina che ingrossa
il sacco del Nostro il quale, anche grazie alla dimensione più collettiva, si slega dalla sudditanza a Mr Oldham consegnadosi ad un'estetica
dello sbilenco amica - non allieva - di Waits e Capossela (Baricentro), Banhart e Bugo
(Salame & Caffè), anche perché il nonsense qui s'increspa in superficie e lascia intravedere altro, magari una grande canzone,
anche se per un attimo (Io Chi Sono). Ruggine poi, col suo video rutilante ad opera di Francesca Grilli e Alessandro Cavallini, ci farebbe godere
non poco se passasse per qualche rete televisiva ad ora di pranzo. (6.7/10)
di Lorenzo Filipaz
 
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da
RockIt di ottobre 2005
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Mr.Brace "Salvate il mio maglione dalle tarme" (Tafuzzy Records)
La provincia italiana è davvero
così alienata? Probabilmente per chi vive in una località di mare, per
giunta mitologica come Riccione, non dev’essere facile passare
l’inverno. Due marroni. Questa noia stralunata è una delle sensazioni che
si respirano a pieni polmoni (con tanto di iodio) ascoltando il cd dei
Mr Brace, che aprono il loro lavoro parlando del freddo che fa a
dicembre e di terme che mettono in pericolo i maglioni di lana. Ma davanti
al mare di questi ragazzi non c’è la solita sabbia. C’è la terra del
deserto nordamericano, con le balle di fieno che rotolano mentre sibila il
vento, come nel più lugubre dei cartoni animati. Già, perché nel suono di
Mr Brace si fondono il whiskey di Tom Waits e la barba di
Bonnie Prince Billy, lo swing jazzato da Ventennio, irresistibile
da fischiettare, di Alberto Rabagliati e Natalino Otto, e le
atmosfere giocosamente pop di gruppi di casa nostra come Babalot e
Carpacho (“Ruggine”, bellissima, ne fornisce un chiaro esempio). Un
gruppo insomma sempre in bilico tra una boutade allegrotta e uno
sguardo tristanzuolo, che si rifà ai gruppi indie-rock italiani che a loro
volta si rifanno ai gruppi indie-rock americani. Niente di particolarmente
eclatante dunque, anche perché un certo signor Bugo ci ha abituati
a questo tipo di commistione già da diversi anni. Però qui i brani hanno
pur sempre una loro buona stoffa, a volte pregiata, a volte più
sfilacciata, ma quasi sempre piacevole da indossare.
Le coordinate
le avete. Se siete particolarmente amanti del genere, vi consiglio
l’acquisto del cd che contiene anche il video di "Ruggine" (girato con
effetto grana vintage anni ’70) e un bel booklet pieghevole (questo
invece in stile simil-futurista anni ’10). “Un solo grido, un solo
allarme: salviamo i Mr Brace dalle tarme”!
di Marco Daretti
 
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da
LosingToday di ottobre 2005
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Mr.Brace "Salvate il mio maglione dalle tarme" (Tafuzzy Records)
Ballatine minimaliste e un pò storte, testi all'insegna di un nonsense dalle
tinte folli; un impianto di voce e chitarra custica sul quale si inseriscono
pianoforte, organo, chitarre hawaiane, strumenti giocattolo...
Il gruppo di Davide Rastelli (tra l'altro 'boss' della tafuzzy records dalla quale
il disco è edito) è artefice di uno disco di quell'indie rock obliquo, vagamente
ludico e finemente malinconico che non rappresenta certamente una novità.
Tuttavia il progetto è riuscito, questa serie di 'bozzetti' (dodici, un pò più di
mezz'ora di durata) hanno una loro fresca gradevolezza: ci si fa volentieri trasportare
nell'atmosfera di una quotidianità quasi banale, se non fosse filtrata attraverso una
lente deformante che le dà un aspetto allegramente trasandato.
Spieghi l'azzurro booklet e ti ritrovi davanti a un caotico manifesto che sembra uscito
da un'antologia futurista, dove sono stampati i testi di microstorie che parlano di
singles che vanno in bici e del freddo di dicembre, che ti spiazzano citando motivetti
anni '40, percorrendo attraverso sentieri agevoli ma contorti i declivi
dell'incomunicabilità e del disagio esistenziale.
Alla fine, coi loro modi discreti e sottovoce, i Mr. Brace un pò riescono a conquistare.
di Marcello Berlich
 
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da Velvet Goldmine - webzine - (Settembre 2005)
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Mr.Brace "Salvate il mio maglione dalle tarme" (Tafuzzy Records, 2005)
Brace ed i suoi ragazzi (Lompa, Alice, Fi-Low,
Psico) ci sanno veramente fare, e questo loro secondo album lo dimostra a pieno.
Un country rock che corre tra i binari del pop e del blues; con chitarre di vario tipo (acustiche,
elettriche ed hawaiiane), batteria, piano e organo, riescono a dare un colore autunnale al disco.
Le dodici tracce sono ricche di malinconia, sentimenti, allegria nostrana ed una forte cultura
popolare; nessuna di loro risulta essere fuori tono o di basso stile, quindi evito di analizzarle tutte.
Esse ci portano dove piove a catinelle e dove pizzica la lana se non c'è sotto il
cotone ("Dicembre"); dove la ruggine e le tarme possono distruggere e divorare
("Salvate il mio maglione dalle tarme"); andando verso i matti del paese
("I Matti") e ballate introspettive ("Io chi sono").
Canzoni che narrano amori distratti ("Ieri") od amori finiti ("Salame
& Caffè"); amori dove ci si sente annaspare e dove nulla ci sembra chiaro
("Baricentro").
Io, come Mr.Brace, capisco poco e un pò alla volta (..e saperlo, sai, penso sia
ciò che importa), ma questo è un gran bel disco! Se vi scoprirete a
canticchiare queste canzoni, non preoccupatevi, è normale.
di Hank (Psichedelya)
 
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da SentireAscoltare online music magazine (ottobre 2005)
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Mr.Brace - Omonimo (Tafuzzy, 2003)
Che la Romagna guardasse all'America rurale, quella di Faulkner e quella di Heat-Moon,
non è un fatto nuovo. Lo testimonia il particolare successo riscosso dalla rassegna
"Strade Blu" che ha luogo in queste lande, punta di un iceberg fatto
di un comune sentire, sognare, strologare e travisare. Perché più che
proiettare le campagne americane sulle terre riccionesi qui si fraintende letteralmente il
Melo per il fiume Ohio, gli Appennini per gli Appalachi, allo stesso modo in cui Brace
viene pronunciato all'inglese col significato di "sostegno" (ma nel senso
pratico di "bretella") come all'italiana, nell'accezione di quieto
focolare, dando vita a un sottile pidgin che permette di fondere idiozie, idiotismi locali
e idioletto familiare.
Mr Brace è un ragazzo che con la sua chitarra acustica e l'aiuto di tre amici
si cimenta nel ricalcare la calligrafia di Will Oldham
anche nei dettagli più sgraziati, come le stonature e la voce leggermente nasale,
ma sottoponendola allo stesso detournement casereccio che dà luogo ad
amenità come "sorella, fratello / qui è un gran bordello -
fratello, sorella / champagne e mortadella" (e non vi dico in che modo questo
testo viene appiccicato alla melodia...). Devozione, autoironia, sincretismo e libere
associazioni di idee, vedasi Storia di Un Mammuth, un flusso di coscienza che
sembra essere ispirato dalla contemplazione delle copertine di Ease Down The Road
e I See A Darkness, oppure si presti orecchio a Passeggiando, distillato
di nonsense infantili a la Malkmus
("salterò qualche muretto, il cappotto non lo metto"..."quando hai
la bocca piena...che maleducazione..").
La ricerca di uno spazio domestico fra demenziale ed esistenziale, qui - in questa prima
produzione del 2003 - ancora piuttosto indietro rispetto al punto raggiunto nella recente
Ruggine (di cui si può gustare il video sul sito della Tafuzzy) ma già
gravida di allure chitarristico (nel bell'intreccio di Little Implosion
o nell'e-bow di Brace Due), che conferisce surreale ieraticità e
onirismo alle corbellerie sciorinate senza posa, come in un film di Fellini (e vabbeh dovevamo
citarlo, dai...). Vorremmo stampare un bel 10 a fine pagina ma, certi che non ci prendereste
sul serio, ci limitiamo a un (6.0/10)
di Lorenzo Filipaz
 
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